"Il tuo punto di vista è
interessante. Certo, il terreno di battaglia che hai scelto, “può questo taglio
lucano delle indennità risolvere la crisi economica?”, ti porta rapidamente
alla vittoria a tavolino per 3 a 0. Tuttavia, è una fortuna che io abbia
titolato “una modesta proposta”! Avevo in effetti coscienza di non stare
affrontando un’analisi della Grande Recessione.
Ma non voglio sviare sul tuo punto di fondo: è vero che io prendo il quadro esterno come un dato e che questo mi spinge a scavare verso l’efficienza e il taglio dei costi. Ma se una delle conseguenze dell’Unione Monetaria è anche la ricerca di maggior rigore nel controllo degli sprechi e il perseguimento di maggiore efficienza, sinceramente, non la ritengo cosa negativa.
Il che non mi impedisce di vedere che un risanamento fondato solo sull’austerità è errato. A questa conclusione non sono certo approdato oggi: c’è un mio articolo del 2009 su una rivista on-line in cui sosteneva il Quantitative Easing, con acquisto diretto di titoli pubblici da parte della Bce, ed un forte aumento degli investimenti pubblici nell’area euro. Naturalmente, resta ferma la mia adesione all’euro, come progetto politico, prima ancora che economico, di lungo periodo. Che, suppongo, sia la differenza fondamentale nelle nostre posizioni."
Ma non voglio sviare sul tuo punto di fondo: è vero che io prendo il quadro esterno come un dato e che questo mi spinge a scavare verso l’efficienza e il taglio dei costi. Ma se una delle conseguenze dell’Unione Monetaria è anche la ricerca di maggior rigore nel controllo degli sprechi e il perseguimento di maggiore efficienza, sinceramente, non la ritengo cosa negativa.
Il che non mi impedisce di vedere che un risanamento fondato solo sull’austerità è errato. A questa conclusione non sono certo approdato oggi: c’è un mio articolo del 2009 su una rivista on-line in cui sosteneva il Quantitative Easing, con acquisto diretto di titoli pubblici da parte della Bce, ed un forte aumento degli investimenti pubblici nell’area euro. Naturalmente, resta ferma la mia adesione all’euro, come progetto politico, prima ancora che economico, di lungo periodo. Che, suppongo, sia la differenza fondamentale nelle nostre posizioni."
Io ho replicato così, un pò di fretta:
"Caro Prof. Ribba,
avrei potuto vincere a tavolino in
diverse occasioni nella mia vita ma ho fatto saltare il banco tutte le volte
che la gara non mi interessava più. Ho un brutto carattere, direi poco incline
all’opportunità fine a sè stessa. Se parto dalla Basilicata è perchè è la
prospettiva di questo blog(capisco l’esigenza editoriale), ma questo non credo
ci impedisca di ampliare la prospettiva e portarla sul piano nazionale. La
logica è la stessa. La crisi è dovuta allo Stato, alle regioni, alle province,
ai comuni spendaccioni? Tagliamo la spesa! Anche Stacchio, il mio fornaio sarebbe
d’accordo. La tesi non farebbe infatti una piega se non fosse sbagliata
l’ipotesi. A dirci che la crisi dell’eurozona è una crisi di debito PRIVATO e
non pubblico è stato perfino il vice presidente della Bce, meno di due anni fa.
Dunque in Basilicata come in tutta Italia che senso ha aggredire lo Stato? Che
senso ha? L’esigenza di controllare i costi, oltre il dovuto, visto che la
spesa pubblica italiana non presenta particolari anomalie rispetto alla media
europea, non è un effetto diretto dell’Unione ma l’effetto indiretto che una
pessima gestione dell’intemediazione privata del credito (soprattutto dal lato
dell’offerta), all’interno di questa santa unione, ha provocato nel settore
privato, in periferia in particolare. I motivi sono tanti e non vorrei ridurmi
a poche righe. Ma ci siamo capiti. Il QE, il famoso bazooka di Mr. Mario, non
dovrebbe servire a nulla. Gli squilibri strutturali in termini di cambio
(rivalutato per l’italia, svalutato per la germania)i differenziali di
inflazione, le difformità nei costi e nelle regole di funzionamento dei vari
mercati nazionali, non possono essere sanati con nessuna politica monetaria
centralizzata. Scommettiamo? Magari perdo.
L’euro e con esso la liberalizzazione
dei mercati (movimenti, nda) internazionali dei capitali e l’impossibilità
dello Stato di finanziare il proprio deficit mediante Banca Nazionale,
compongono un progetto politico che a mio giudizio sarà assimilato al nazismo o
al comunismo sovietico. Stupisce che molti intellettuali di sinistra non colgano
l’evidenza; nel caso del prof. Ribba la cosa addirittura mi addolora.
Come si può restare impassibili di
fronte al più colossale attacco al lavoro degli ultimi 80 anni?