24 gennaio 2015

AL PROF. RIBBA 3


Lasciando perdere le innumerevoli perle che un commentatore aggiunto ha inanellato una dopo l'altra a partire dall'incipit "Non sono certo un economista ma..." (un classico), il Prof. Ribba mi risponde così:

"Sull’euro ci sono molti giudizi e diversi pregiudizi. I fatti dicono che il finanziamento del debito pubblico italiano è ai livelli minimi mai registrati da un secolo, a dispetto dell’alto rapporto debito/pil. Sempre i fatti, e le decisioni delle ultime ore, dicono che una parte non marginale di questo debito sarà monetizzata entro settembre 2016, in conseguenza degli acquisti di titoli promossi dalla Bce. Il ritorno a una banca centrale nazionale non potrebbe garantire molto di più anzi, forse, potrebbe garantire molto meno, visto che l’assoluta sovranità monetaria per una economia aperta di dimensioni relativamente piccole è, in larga parte, un mito. Sempre che si voglia mantenere aperto il sistema economico e politico. Ma mi pare che perfino Cuba voglia ormai aprirsi agli scambi commerciali e alle relazioni politiche con il nemico storico.
Certo, con il ritorno alla lira ci potrebbe essere un di più di svalutazione del tasso di cambio, anche se l’euro si sta già alquanto deprezzando nei confronti del dollaro e questo favorirà le esportazioni italiane verso quell’area valutaria. Insomma, i costi, non piccoli, dell’unione monetaria ci sono. Ma spesso si fatica a vederne i benefici. Dire che il progetto politico dell’euro sarà assimilato alle realizzazioni dei regimi totalitari mi sembra davvero un’enormità: stiamo parlando di un insieme di paesi a regime democratico e se l’Italia o la Grecia, attraverso decisioni di governi e di parlamenti dovessero decidere di uscire dall’euro nessuno potrebbe comunque impedirlo. Ma a quanto pare, questo non lo vuole neppure Tsipras. Il mio parere è che il confronto tra progresso e conservazione, che storicamente ha caratterizzato la dialettica politica nazionale, potrà svolgersi in futuro all’interno di una Unione Politica, non solo economica e Monetaria, Europea.

Provo a replicare punto per punto, peccando però di poca sintesi e commettendo qualche errore, non sono più molto abituato a scrivere.

"Intanto vorrei esprimere il mio personale apprezzamento per il fatto che il Prof. Ribba (e il Sig. LucianoD che tuttavia farebbe gesto cortese se fosse altrettanto poco ermetico nell’esprimere la propria identità) abbia trovato interessante una discussione che finora, sui media locali e persino su uno dei blog più seguiti del nostro territorio, non ha trovato ancora lo spazio che a mio giudizio merita.
Provo a rispondere al Professore, cui rinnovo la mia stima, con l’auspicio che possa rivedere almeno alcune delle sue posizioni. Naturalmente il tutto non può ridursi ad paio di commenti off-topic come questi, ma rendiamo comunque utile l’occasione?
A me risulta che la ragione principale dell’abbassamento del costo del denaro in tutto il mondo (non solo nell’eurozona!) a partire dal decennio scorso, sia stata principalmente l’accumulazione di risparmio da parte di alcune economie emergenti con conseguente iniezione di una notevole offerta di liquidità a livello globale (mi riferisco al discorso di Ben Bernanke nel 2005). Dunque non sono solo io, che so meno di nulla, ad affermare che l’euro ha avuto un ruolo secondario in questo caso.
Tra le altre cose, il fatto che il denaro costi di meno rispetto a quanto dovrebbe, in una economia, aumenta pericolosamente (“droga”) la naturale propensione all’indebitamento PRIVATO dei suoi operatori creando squilibri finanziari. In una condizione permanente di mancato allineamento (per l’Italia dell’ordine del 20%) della valuta rispetto ai fondamentali della sua economia, si producono i noti squilibri commerciali. I due fenomeni sono alla base della distruzione della nostra economia fatta di piccole e medie imprese e di export. Il nostro tessuto economico con l’euro è stato aggredito sul piano finanziario (troppo indebitamento privato facile) e commerciale (caduta della domanda interna ed estera dei nostri beni). L’operazione appena annunciata da Draghi l’ho commentata già. Personalmente sto leggendo diversi commenti di illustri economisti e sto scoprendo aspetti che finora non avevo considerato. Di certo il bazooka non servirà a migliorare la situazione. Anzi, costituirà uno stimolo alla ripresa del deficit verso l’estero. Per il motivo che, tenuti fermi i differenziali di inflazione fra i paesi dell’area valutaria, converrà indebitarsi maggiormente in paesi a più alta inflazione, cioè noi, e dove c’è più debito. Concetto già espresso, storia già vista. Il divario commerciale Nord-Sud tornerà ad aumentare, perché sempre per i differenziali di inflazione e per l’effetto del cambio fisso, continuerà a convenire per noi Pigs comprare prodotti dai paesi del nord. E poi tornerà un altro Monti a depredare senza pietà, anzi arriverà la Troika. E’ il sogno dell’auto-razzista italiano medio, che è soprattutto di sinistra, una sinistra vittima della sindrome di Stoccolma. Lasciamo stare.
A proposito invece di “economie relativamente piccole” secondo uno studio di Goldman-Sachs nel 2050 la Corea del Sud avrà il Pil pro capite più alto del pianeta. Nessuno gli avrà ancora proposto l’unione monetaria con la Cina! Quindi parete grande uguale pennello grande è confermato dai “nemici” che non funziona. Ma allora ci vuole solo un “grande pennello”! E anche un paese piccino può così trovare il suo spazio nel mondo. Sarà per questo che l’Italia della “liretta”…
Una Banca Centrale che finanzia la Spesa in modo razionale è un tassello essenziale per liberarsi nuovamente dalle catene dei mercati finanziari. Lo sviluppo industriale e civile italiano ha avuto origine anche su questa base. Non è accettabile che un governo sia guidato al guinzaglio da entità finanziarie. L’indipendenza della Banca Centrale quello sì che è un mito, una presa in giro bella e buona. La politica monetaria deve tornare nelle mani del Governo del Popolo italiano. E con essa la politica valutaria, economica e fiscale. Altrimenti non potremo dire di essere in democrazia. Siamo colonie. E ora veniamo ad un altro tema sollevato nel mio commento precedente.
In realtà (devo aver scritto troppo velocemente) il mio riferimento era alla liberalizzazione dei movimenti internazionali dei capitali. Insieme al reintegro dei cambi flessibili (che poi è una tendenza mondiale in atto), alla separazione tra banche d’affari e banche commerciali, al ritorno alla Banca Centrale che finanzia razionalmente la Spesa, alla nazionalizzazione dei principali servizi energetici, di telecomunicazioni, trasporti ecc., compone un mosaico credibile, razionale e forte.

Al simpatico LucianoD, con riferimento alla liberalizzazione dei movimenti internazionali dei capitali, vorrei (sommariamente) fare una domanda: se il capitale è mobile (della donna si è detto) e il lavoro lo è di meno (devo spiegare perché?), nel conflitto distributivo chi avrà la meglio? Proviamo in un altro modo? Ha notato che lo sciopero funzionava negli anni 60-70 per ottenere rivendicazioni e oggi non serve a quasi nulla? Perché?
Strano poi però come se si svaluta l’euro le cose vanno bene, se invece lo faceva la lira (a fronte della rivalutazione di altri) no. Il mondo è una contraddizione continua.
Ricordo che gran parte del commercio nazionale è rivolto ai mercati dell’eurozona, lo ha spiegato bene J.Sapir in un recente articolo. All’interno di questi mercati il riallineamento dei cambi al reale valore delle economie dei paesi che ne fanno parte può avvenire solo con il ripristino dei cambi flessibili. L’andamento del valore dell’euro rispetto ai mercati terzi è un quindi problema di ordine secondario.

Per quanto riguarda la mia presunta “enormità” scritta in tema di assenza di democrazia sostanziale nei paesi dell’Eurozona, dissento e rinvio il giudizio finale al futuro.

Tsipras è parte integrante del progetto eurista, come lo è Grillo. Quella merda.
Ecco mi è scappata proprio alla fine, lo sapevo."